Quando il web ti spia

il web ti spia

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Se il web inizia a spiare

il web ti spia

Twitter è la più riservata sulle attività dei propri utenti, mentre Microsoft e Yahoo hanno la bocca larga.

 

Quando ti registri a facebook,Google o qualsiasi altra piattaforma gratuita, ricevi un servizio. Ma che fine fanno i dati immessi?

Quando ancora il Datagate non era esploso, Google aveva capito per prima la necessita di una maggiore trasparenza su questo fronte, iniziando a pubblicare gia dal 2010 i propri “Transparency Report” in cui si mostrava cosa era stato fatto con i dati e come si rispondeva alle richieste delle autorita di avere accesso ai contenuti. Facebook, Twitter, Microsoft, Yahoo!, Apple hanno seguito l’esempio. Non per buon cuore, ma perche sul web la fiducia degli utenti e il vero capitale. Senza quella non ci sono utenti, ne contenuti ne informazioni ne pubblicita. Ne soldi. Per capire quanto dei nostri dati viene passato alle autorita che le chiedono, abbiamo preso i report dei primi sei mesi del 2013. Su oltre 122mila richieste di informazioni, piu di un terzo riguarda gli Stati Uniti (che pero hanno impedito la diffusione di dati esatti, a favore di cifre aggregate). Gli utenti totali sotto la lente d’ingrandimento delle autorita Usa arrivano pero a circa 225mila. Washington e dunque il Grande Fratello della rete? In realta bisogna guardare alle richieste per milione di abitanti.

 

 

La Germania diventa cosi capitale mondiale con 168 richieste, seguita da Regno Unito e Francia con 150. Seguono Usa e Australia con 141. L’talia e a 101: quando si tratta di sorvegliare non ce la caviamo male. Quali, invece, le aziende piu disposte a spifferare? I nomi da ricordare sono due: Microsoft e Yahoo. Entrambe hanno ricevuto moltissime richieste: 66.666, un numero superiore a quello di tutte le altre societa messe insieme. Le due compagnie non sembrano reticenti nel rispondere. Microsoft fornisce informazioni piu di otto volte su dieci e Yahoo piu di sette. Con un dettaglio: Microsoft controlla Skype, con tutto il carico di telefonate e informazioni sensibili; molto piu sensibili di uno status su Facebook. Quest’ultimo, fra i social network, se la cava molto peggio di Twitter. I cinguettii sembrano essere le comunicazioni piu protette, tanto che solo il 20% delle richieste di informazioni e stato soddisfatto, contro il 33 di Facebook. Apple e Google galleggiano invece a meta classifica. Il dettaglio piu inquietante di queste centinaia di migliaia di richieste, alle quali i tribunali delle web company hanno risposto senza giuria e senza appello, e che nulla si sa di come queste decisioni vengano prese. La trasparenza del web appare percio terribilmente asimmetrica. Se, come nell’ultimo romanzo di Dave Eggers, The Circle, “tutto cio che succede si deve sapere”, gli utenti hanno certamente diritto di sapere di piu su come sono gestiti, e ceduti, i propri dati.

Author: admin

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